7 Apr 2019

Maratona di Roma 2019

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Turismo / I Consigli UNESCO

Breve guida culturale al percorso

 

Dopo il riconoscimento ottenuto nel 2017 da parte della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, anche per l'edizione dell'8 aprile 2018 l'Ente ha concesso agli organizzatori il patrocinio in considerazione del significativo valore dell'iniziativa intesa a favorire una più attiva fruizione del Patrimonio Mondiale dell'Unesco coniugando sport, arte e cultura.

Il centro storico di Roma, uno dei più estesi al mondo, è iscritto sin dal 1980, insieme al Vaticano, nella lista UNESCO del Patrimonio Mondiale dell’Umanità  che raggruppa  siti culturali e naturali  di valore universale al fine di proteggerli, promuoverli e trasmetterli alle generazioni future. Al momento della partenza ogni runner si presenta con la sua personale strategia della corsa, avendo ben in mente il tempo in cui spera di chiudere la maratona. C’è chi si concentra sul cardiofrequenzimetro, chi punta a una corsa zen, chi ascolta le reazioni del suo corpo, chi, soprattutto nei momenti maggior fatica, cerca sollievo e carica nel pubblico che incita oppure nella bellezza dello scenario in cui si trova immerso durante lo sforzo fisico.  Ecco, ma cosa compone lo straordinario percorso lungo il quale si snoda la Maratona di Roma? L’UNESCO ha scelto Roma per i suoi quasi 3000 anni di storia, il suo impianto urbanistico, i suoi scavi archeologici, l’architettura riflessa in cosi tante chiese, monumenti e palazzi, in una stratificazione che attraversa l’antichità, il medioevo, il rinascimento, il barocco, la modernità. Roma, la città eterna, è da secoli motivo di attrazione  culturale, artistica e religiosa. Turisti e pellegrini di tutto il mondo sono in continuo aumento e questo si riflette anche nella partecipazione alla Maratona di Roma. Già il luogo della partenza è indicativo: via dei Fori Imperiali, realizzata all’inizio degli anni ’30 dello scorso secolo con l’abbattimento di  case e chiese per far risaltare la gloria e il fascino dei monumenti della Roma imperiale. Qui si riscaldano i muscoli  e  si comincia a correre in una delle aree archeologiche più  grandi e più suggestive al mondo. L’emozione che trasmettono i Fori si trasforma nella giusta carica necessaria alla partenza. Al primo chilometro, quando ancora si cerca il proprio ritmo di gara, si sfiora la Bocca della Verità, all’ingresso della chiesa di Santa Maria in Cosmedin.  Non c’è tempo di fermarsi ad ammirarla,  ma gli appassionati di cinema ricorderanno la celebre scena del film “Vacanze romane” in cui  Gregory Peck, fingendosi mutilato dal faccione, spaventa la giovanissima Audrey Hepburn. Poi si  costeggia ora il Circo Massimo, utilizzato dai romani per le corse dei cavalli e dove sarebbe avvenuto il ratto delle sabine, uno degli episodi mitologici più antichi della storia di Roma. Oggi in questo enorme spazio aperto suonano durante l’estate romana i big della musica internazionale, dai Rolling Stones a Bruce Springsteen. Al secondo chilometro si passa davanti alla sede della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. In questo punto, patrimonio culturale, Africa e maratona si incontrano in uno strano intreccio. La FAO svolge molte delle sue attività nel continente africano che resta il più povero del mondo ma anche quello che può vantare il più elevato numero di maratoneti di successo. Il percorso della maratona rincorre l’Africa anche al terzo chilometro dove costeggia la Piramide Cestia, monumento funerario del 12 a.c. testimonianza dell’influenza culturale dell’Egitto dopo la sua conquista romana del 31 a.c.  Al settimo chilometro, usciti oramai alle mura Aureliane, ecco la Basilica di San Paolo, la più ampia di Roma dopo San Pietro, leggendario luogo di sepoltura dell’apostolo decapitato sotto Nerone e che si potrebbe considerare un atleta dei suoi tempi avendo percorso a piedi una buona parte del tragitto dalla Terra Santa a Roma. All’altezza del tredicesimo chilometro, correndo sul Lungotevere Aventino si lascia a destra il tempio di Ercole vincitore, il più antico tempio in marmo conservato a Roma, costruito verso la fine del II secolo a.C.  Subito dopo si passa a fianco del Ponte Fabricio, via d’accesso all’Isola Tiberina. In questo punto i maratoneti ripercorrono i passi di coloro che, sin dal II millennio, come ci dicono gli archeologi,  dettero vita ai  primi insediamenti umani da cui sarebbe poi sorta Roma.

Tre chilometri sul Lungotevere portano al Ponte Cavour con il quale si accede al quartiere Prati sviluppatosi tra fine ‘800 e inizio ‘900 in un’area agricola che venne edificata per far fronte alla necessità di sviluppo urbano dell’allora giovane capitale d’Italia. Il percorso costeggia Castel Sant’Angelo ideato dall’imperatore Adriano come tomba per sé e i suoi successori. Trasformato da Aureliano in un avamposto fortificato, fu ulteriormente modificato e rafforzato durante il dominio dei Papi alcuni dei quali lo utilizzarono come abitazione e come rifugio degli archivi e del tesoro della Chiesa. Ora la maratona passa per via della Conciliazione, realizzata tra il 1937 e il 1950 per dare maggiore visibilità alla Cupola michelangiolesca di San Pietro. Poco prima del diciottesimo chilometro diventa possibile l’emozione di correre letteralmente verso piazza San Pietro nata dal genio scenografico di Gian Lorenzo Bernini che ne disegnò la particolare forma, delimitandola con ben 284 colonne. Dalla piazza emerge la magnificenza della Basilica con la sua facciata seicentesca e la cupola ideata dal grande Michelangelo che ne seguì personalmente i lavori di costruzione fino alla sua morte. La fatica del maratoneta ricalca qui quella dei pellegrini che per secoli sono arrivati a Roma a piedi da ogni parte dell’Europa, chiudendo proprio a San Pietro, da antesignani dei moderni atleti, percorsi lunghi migliaia di chilometri. Al ventiquattresimo chilometro il percorso rende omaggio a quel vasto complesso di impianti sportivi che è il Foro Italico realizzato a partire dal 1928 in uno stile oscillante tra classicismo e razionalismo. Passano solo altri 2 chilometri e la corsa ci riporta a Ponte Milvio, nel pieno della storia di Roma. Il Ponte fu costruito nel 109 a.c. in sostituzione di una precedente struttura in legno e dopo diverse distruzioni fu ristabilito nella forma attuale da Giuseppe Valadier nel 1805. E’ qui che nel 312 Costantino sconfisse Massenzio in una battaglia preceduta, vuole la leggenda, dalla comparsa in cielo di una croce con la scritta “in questo segno vincerai”. Lasciata Villa Glori sulla destra, a sinistra spunta il nuovo Auditorium, disegnato dal noto architetto Renzo Piano, una delle novità dell’architettura contemporanea della capitale, vera e propria città della musica, da quella classica, al pop al jazz, nonché da alcuni anni sede della festa del cinema di Roma. Al trentaduesimo chilometro il percorso sta per tornare sul Lungotevere in direzione del centro della città.  Si passa  accanto al Ponte Matteotti, nei pressi del quale nel 1924, come ricorda un monumento, fu rapito per poi essere ucciso il deputato socialista Giacomo Matteotti. Proprio quando si raggiunge il trentacinquesimo chilometro, le scorte di glicogeno sono esaurite e si è nel pieno della fase finale e più dura della maratona, il percorso tocca alcune delle testimonianze più importanti della città di Roma: l’altare  dell’Ara Pacis  costruito in onore dell’imperatore Augusto nel 13 a.c. oggi conservato in un museo realizzato dal noto architetto statunitense Richard Meier e, di fronte, il mausoleo di Augusto in Piazza Augusto Imperatore. Poco prima del trentasettesimo chilometro l’emozione di correre nell’incredibile Piazza Navona con la sua forma unica derivata dall’antico stadio di Domiziano e le sue tre fontane del Moro, dei Fiumi e del Nettuno riuscirà forse per un momento a far sentire di meno la stanchezza. Dopo circa un chilometro si passa al lato dell’area sacra dell’Argentina, vasto complesso archeologico dell’era repubblicana che vanta i resti di ben quattro templi per poi arrivare in Via del Corso, progressivamente diventata il centro della città. Alla fine del rettilineo lungo 1500 metri in cui la folla degli spettatori sostiene al massimo lo sforzo senza limite di chi è oramai a meno di 5 chilometri dal traguardo, Via del Corso sbuca in Piazza del Popolo, altra scenografica realizzazione della Roma dei Papi. Al centro svetta l’Obelisco Flaminio, opera in granito del 1200 a.c. realizzata dal Re egizio Ramsses II e portata a Roma da Augusto; ai lati le tre chiese di Santa Maria del Popolo con i dipinti del Caravaggio, Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Monte Santo, nota anche come chiesa degli artisti. La ricompensa per l’arrivo al quarantesimo chilometro è Piazza di Spagna, una delle piazze più famose del mondo. La scalinata di Trinità dei Monti è un esempio perfetto della teatralità urbanistica in epoca barocca mentre la fontana della Barcaccia  al centro della piazza, realizzata nel 1629 da Pietro e Gian Lorenzo Bernini, è un ricordo dell’alluvione di fine ‘500. Dopo il traforo Umberto I, che passa sotto i meravigliosi giardini del Quirinale, il Palazzo storico residenza dei re d’Italia dal 1870 e poi del Presidente della Repubblica dal 1946, ecco la breve discesa per via Nazionale e poi Piazza Venezia dove svetta l’Altare della Patria, il monumento al Re  Vittorio Emanuele II che ospita anche la cripta al Milite Ignoto. Da qui al traguardo mancano oramai pochi passi, proprio quelli che permettono di ammirare sulla sinistra la colonna traiana, uno dei rari monumenti dell’antichità giunti intatti fino a noi. Alta quasi 40 metri, è tutta ricoperta di bassorilievi che raccontano delle guerre daciche. A questo punto il Foro Traiano e quello di Augusto guidano la volata fino all’arrivo ai Fori Imperiali con il Colosseo ad attendere gli sguardi dei finisher. 

 

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